domenica 10 novembre 2013

Zenzero potente antidolorifico senza gli effetti collaterali dell’ibuprofene e dell’aspirina.

Molteplici sono le proprietà terapeutiche dello zenzero, ne abbiamo parlato largamente, ottimo rimedio contro le nausee, antivirale, digestivo, antiossidanteuna radice ricca di virtù. Oltre a ciò può essere antidolorifico , ottenendo effetti addirittura migliori rispetto all’aspirina , l’ibuprofene e il naprossene .
I ricercatori della University della Georgia hanno svolto uno studio a riguardo che ha coinvolto un gruppo di 74 studenti divisi in tre gruppi. Il risultato di questo studio ha evidenziato il potere antidolorifico dello zenzero in misura superiore ad un antidolorifico chimico. L’autore dello studio Chris Black , PhD, professore di kinesiologia alla Georgia College e all’ Università di Stato , spiega che gli studi confermano che lo zenzero è un agente anti – infiammatorio , il quale blocca lo stesso enzima che farmaci come l’aspirina , ibuprofene e naprossene bloccano, ma senza dannosi effetti collaterali che potrebbero avere i farmaci allopatici.
I ricercatori hanno diviso un gruppo di 74 studenti in tre gruppi , e ha dato loro a uno zenzero crudo , a un altro zenzero riscaldato ,  e a un altro placebo . I due gruppi che avevano utilizzato zenzero, dopo un esercizio fisico hanno dimostrato un 25% in meno di dolore muscolare rispetto al gruppo che aveva assunto il placebo.
Ecco un’ ennesima conferma dei poteri di questa radice, che può anche essere coltivata facilmente in casa.
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Vitamina C, aumentarne l’assunzione in inverno per prevenire malanni

Arance

Durante l’inverno si è portati a mangiare cibi più proteici o grassi, sacrificando frutta e verdura, un vero e proprio errore da evitare se si vuole contrastare i malanni di stagione e prevenire l’influenza. 
Lo ricorda l’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, che con l’inverno alle porte consiglia di assumere questo micronutriente che stimola il sistema immunitario aiutando l’organismo a combattere i microrganismi che provocano le malattie invernali.
Una ricerca dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano ha infatti rilevato che nel periodo invernale il campione di persone analizzato ha consumato meno frutta e verdura rispetto alle altre stagioni dell’anno. Si registra dunque un maggiore consumo di agrumi ed uno minore di verdure che contengono vitamina C, come pomodori, verdura a foglia larga, cavoli, broccoli ed anche legumi in generale.
L’indagine ha valutato l’assunzione di vitamina C (Acido L-ascorbico) attraverso gli alimenti consumati da un campione di circa 7.600 individui sopra i 18 anni, di cui 4681 femmine (61,2%) e 2964 maschi (38,8%), i dati dei consumi invernali sono stati poi confrontati con le abitudini alimentari nelle diverse stagioni e allo stile di vita.
Dalla ricerca è emerso che negli alimenti assunti in inverno, la quantità di vitamina C introdotta giornalmente è mediamente 143 mg per le donne e 146 mg negli uomini, un valore adeguato al fabbisogno giornaliero di una persona sana secondo i LARN (Livelli Assunzione di Riferimento Nutrienti) della SINU (Società Italiana Nutrizione Umana).
E’ interessante anche notare che i fumatori (15,7% del campione) introducono mediamente meno vitamina C rispetto a chi non fuma (75,6%) ed ex fumatori (8,7% del campione).

Cina, scoperti resti di nuova specie umana? - Paolo Ferrante

Una ricostruzione artistica di un fossile di una specie finora sconosciuta dell'età della pietra, che presenta un singolare incrocio di tratti arcaici e modern. Crediti: Art copyright by Peter Schouten
Una ricostruzione artistica di un fossile di una specie finora sconosciuta dell'età della pietra, che presenta un singolare incrocio di tratti arcaici e modern. Crediti: Art copyright by Peter Schouten

Resti fossili ritrovati in due grotte nel sud-ovest della Cina hanno rivelato un’inedito popolo dell’età della pietra e gettano un nuovo sguardo sull’evoluzione umana recente ,con implicazioni sorprendenti su quello che si pensava essere il popolamento iniziale dell’Asia.
I fossili appartengono ad una popolazione con un mix molto particolare di caratteristiche anatomiche, sia arcaiche che moderne, e sono i più giovani del loro genere mai ritrovati nell’Asia orientale.
Datati ad appena 14.500 – 11.500 anni fa, questi esseri umani avrebbero condiviso quei territori con gli uomini moderni in un momento in cui iniziavano ad apparire i primi segni dell’agricoltura in Cina, secondo un team internazionale di scienziati guidati dal professore associato Darren Curnoe, della University of New South Wales, e il professor Xueping Ji dell’Istituto Yunnan.
I dettagli della scoperta sono stati pubblicati sulla rivista PLoS One. Il team è stato cauto riguardo alla classificazione dei fossili, a causa del loro singolare mosaico di caratteristiche.
“Questi nuovi fossili potrebbero essere di una specie precedentemente sconosciuta, che è sopravvissuta fino alla fine dell’ultima era glaciale circa 11.000 anni fa”, dice il professor Curnoe.
“In alternativa, potrebbero rappresentare una migrazione precedente e sconosciuta finora di esseri umani moderni dall’Africa, una popolazione che non può aver contribuito geneticamente alle persone che vivono oggi nella regione”.
I resti di almeno tre individui sono stati trovati dagli archeologi cinesi a Maludong (detta anche Grotta dei Cervi Rossi), vicino alla città di Mengzi nella provincia dello Yunnan nel 1989. Tali resti sono rimasti sconosciuti fino a quando non è iniziata questa ricerca nel 2008, che ha coinvolto scienziati di sei istituzioni cinesi e cinque australiane.
Un geologo cinese ha trovato un quarto scheletro parziale nel 1979 in una grotta vicino al villaggio di Longlin, nella vicina regione autonoma Guangxi Zhuang. Anche in questo caso, lo scheletro  è rimasto rinchiuso in un blocco di roccia fino al 2009, quando il team internazionale ha finalmente estrato e ricostruito i fossili.
I crani e i denti provenienti da Maludong e Longlin sono molto simili gli uni agli altri e mostrano una miscela insolita di caratteristiche anatomiche arcaiche e moderne, così come alcuni tratti inediti.
Mentre l’Asia oggi contiene più della metà della popolazione mondiale, gli scienziati sanno ancora poco su come l’uomo moderno si sia evoluto dopo che i nostri antenati si stabilirono in Eurasia circa 70.000 anni fa, osserva il professor Curnoe.
Il motivo per cui gli scienziati ha chiamato questi uomini la “Gente del Cervo Rosso” è perché sono stati ritrovati resti cotti di cerco, di una specie ormai estinta, proprio nella grotta in cui sono stati ritrovati i resti umani, nella grotta di Maludong.
La scoperta giunge davvero nuova, visto che fino ad ora nessun fossile più giovane di 100.000 anni è stato trovato in Asia orientale che non fosse della nostra specie (Homo sapiens). Questo sta a indicare che (o almeno finora si assumeva) la regione era priva di nostri cugini evolutisi prima dell’arrivo dei primi esseri umani moderni. La nuova scoperta suggerisce che non è questo il caso.
Nell’ultimo decennio, l’Asia ha riportato alla luce l’enigmatica civiltà dell’Homo floresiensis, in Indonesia, subito soprannominata degli Hobbit a causa della loro statura piccola. Inoltre, negli esseri umani moderni di ceppo asiatico è stata intravista la presenza genetica (e quindi l’avvenuto incrocio) con la popolazione dei Denisovani, che vivevano in Siberia e che si pensavano un’altra specie umana.
“La scoperta della Gente del Cervo Rosso apre il prossimo capitolo nella storia evolutiva umana – il capitolo Asia – ed è una storia che sta appena iniziando a essere raccontata,” dice il professor Curnoe.